Giulio Saraceni
Ieri sera sono andato al cinema Eurcine a vedere Spider-Man. Confesso di essere un appassionato dell’Uomo Ragno fin da quando ero bambino.
A un certo punto ci siamo accorti che, seduto vicino a noi, c’era un ragazzo vestito da Spider-Man, con tanto di maschera, che ha tenuto per tutta la durata del film. Naturalmente la scena ha suscitato la curiosità e lo stupore di tutti i presenti.
Eppure, quell’immagine vale più di mille spiegazioni sociologiche. Quel ragazzo racconta qualcosa del nostro tempo: il bisogno di indossare un’identità, anche se fantastica, per sentirsi parte di qualcosa o forse per trovare un rifugio da una realtà che molti percepiscono come difficile, incerta e priva di punti di riferimento.
Spetta a noi – e forse soprattutto alla politica, sia essa sovranista, popolare o di qualunque altra ispirazione – comprendere questo disagio, interpretarlo e offrire ai giovani prospettive, ideali e motivi per credere nel futuro. Perché, se un supereroe diventa l’unica identità in cui riconoscersi, significa che la realtà, da sola, non riesce più a parlare ai loro sogni.
È questo il compito che ci attende.




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