L'Italia Quotidiano

Spin Time, l’ennesima emergenza annunciata. A Roma si continua a gestire l’illegalità invece di risolverla

Riccardo Bianchi

A Roma sembra esistere una regola non scritta: un’occupazione abusiva può durare anni senza che nessuno intervenga davvero. Poi basta un incendio, un crollo o un’emergenza sanitaria perché scattino tavoli istituzionali, servizi straordinari e riunioni in Campidoglio.

È quello che sta accadendo in queste ore con Spin Time, l’ex edificio pubblico di via Santa Croce in Gerusalemme occupato dal 2013.

Dopo il rogo che ha reso inagibile parte dello stabile, circa duecento persone sono rimaste senza un alloggio. Il Campidoglio ha immediatamente convocato un tavolo con gli occupanti per organizzare docce, servizi igienici, assistenza sanitaria, spazi climatizzati e supporto per bambini e persone fragili.

Tutto comprensibile davanti a un’emergenza umanitaria.

Ma la domanda che nessuno sembra voler affrontare è un’altra.

Com’è possibile che uno stabile pubblico sia rimasto occupato abusivamente per oltre tredici anni?

Per tredici anni Roma ha convissuto con una situazione irregolare che tutti conoscevano.

Per tredici anni nessuno ha trovato una soluzione definitiva.

Oggi, invece di discutere di come recuperare un immobile pubblico e prevenire nuove occupazioni, si discute di come organizzare una tendopoli e garantire servizi all’esterno dello stabile.

È qui che molti cittadini vedono una contraddizione.

Da una parte si chiede il rispetto rigoroso delle regole ai commercianti, ai proprietari di casa, agli automobilisti e ai contribuenti.

Dall’altra si tollerano per anni occupazioni abusive di edifici pubblici, salvo intervenire soltanto quando la situazione diventa ingestibile.

La tutela delle persone in difficoltà è un dovere di qualsiasi amministrazione.

Ma trasformare l’emergenza permanente in un modello di gestione rischia di produrre un messaggio altrettanto chiaro: l’illegalità, se dura abbastanza a lungo, finisce inevitabilmente per essere amministrata anziché risolta.

Roma vive da decenni questa contraddizione.

Ogni occupazione nasce come situazione temporanea.

Poi diventa stabile.

Successivamente arrivano associazioni, servizi, tavoli istituzionali, mediazioni.

Infine esplode un’emergenza e lo Stato interviene non per ripristinare la legalità, ma per gestire le conseguenze.

Nel frattempo il patrimonio pubblico continua a deteriorarsi e migliaia di cittadini che attendono un alloggio attraverso le graduatorie si chiedono quale sia il valore del rispetto delle regole.

La vera questione non è Spin Time.

La vera questione è il modello che rappresenta.

Uno Stato serio deve saper distinguere due piani.

Da un lato nessuno può essere lasciato senza assistenza, soprattutto se ci sono bambini, anziani o persone fragili.

Dall’altro non si può accettare che un’occupazione abusiva diventi, nei fatti, una forma ordinaria di gestione del patrimonio pubblico.

La solidarietà è un dovere.

La legalità non può essere un’opzione.

E una città che continua a rincorrere le emergenze senza affrontarne le cause è una città che rischia di trasformare l’eccezione nella normalità.


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  1. Cosa dire.. Un’analisi dettagliata a tal punto che qualsiasi aggiunta sarebbe sbagliata. Condivido in pieno tutto ciò che è stato…

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