L'Italia Quotidiano

TRUMP ALZA IL MURO CONTRO LE CBDC: L’AMERICA DICE NO AL DENARO DIGITALE DELLE BANCHE CENTRALI

La Redazione

Una decisione che riapre lo scontro sulla sovranità monetaria, sulla privacy finanziaria e sul futuro del contante

Washington ha tracciato una linea netta sul futuro della moneta digitale.

Con un ordine esecutivo firmato il 23 gennaio 2025, il presidente Donald Trump ha vietato alle agenzie federali statunitensi di intraprendere iniziative finalizzate a creare, emettere o promuovere una Central Bank Digital Currency (CBDC) negli Stati Uniti.

Il provvedimento dispone inoltre la cessazione dei piani e delle iniziative federali già in corso per lo sviluppo di una valuta digitale della banca centrale.

È una scelta dal forte significato politico: nel momento in cui una parte del mondo procede verso la digitalizzazione dei sistemi di pagamento, la Casa Bianca ha deciso di distinguere nettamente tra innovazione finanziaria privata e moneta digitale direttamente controllata dalla banca centrale.

Il messaggio di Trump è chiaro: gli Stati Uniti intendono essere protagonisti dell’economia digitale, ma non attraverso una CBDC.

Le CBDC sono valute digitali emesse direttamente da una banca centrale.

Non sono semplicemente Bitcoin, criptovalute o strumenti di pagamento elettronici: rappresentano una forma digitale di moneta della banca centrale.

L’ordine presidenziale americano stabilisce che, salvo quanto eventualmente imposto dalla legge, le agenzie federali non possono intraprendere azioni per stabilire, emettere o promuovere una CBDC dentro o fuori dalla giurisdizione degli Stati Uniti.

Il testo ordina anche di interrompere immediatamente i piani e le iniziative federali già collegati alla creazione di una CBDC americana.

La portata politica della decisione è quindi considerevole.

Washington non ha semplicemente rallentato un progetto tecnologico: ha scelto di contrastare l’idea stessa di una moneta digitale emessa dalla banca centrale federale, almeno nell’ambito della politica fissata dall’amministrazione Trump

Il tema più delicato riguarda la privacy.

Il passaggio dal contante a sistemi completamente digitali apre infatti interrogativi importanti sulla quantità di informazioni che possono essere generate, conservate e utilizzate attraverso i pagamenti.

È proprio questo uno degli argomenti utilizzati dai sostenitori del contrasto alle CBDC: evitare che la digitalizzazione del denaro possa trasformarsi, in determinate condizioni, in uno strumento di controllo finanziario.

La questione politica, è fondamentale: chi controlla l’infrastruttura monetaria digitale possiede anche un enorme potere potenziale.

Ed è precisamente questo potere che l’amministrazione Trump ha deciso di non affidare alla Federal Reserve

Questo è un punto fondamentale per comprendere la strategia americana

Più innovazione digitale privata, meno centralizzazione monetaria nelle mani della banca centrale.

È una differenza enorme rispetto alla prospettiva di una valuta digitale direttamente emessa da un’autorità monetaria.

L’ordine di Trump è un atto dell’esecutivo.

Ha aperto una strada, ma il Congresso resta decisivo per trasformare quella scelta politica in un vincolo legislativo duraturo.

E l’Europa?

Qui emerge la vera differenza geopolitica.

Mentre Washington ha scelto di fermare lo sviluppo di una CBDC americana, la Banca centrale europea sta procedendo nella direzione opposta con il progetto dell’euro digitale.

La BCE ha concluso la fase preparatoria del progetto nell’ottobre 2025 e ha avviato una nuova fase finalizzata alla preparazione tecnica.

Secondo la BCE, qualora la legislazione europea necessaria venga adottata nel 2026, un progetto pilota potrebbe partire nel 2027 e l’Eurosistema potrebbe essere pronto per una possibile prima emissione dell’euro digitale nel 2029.

La decisione finale sull’eventuale emissione dipenderà comunque dal completamento del quadro legislativo europeo.

La presidente della BCE, Christine Lagarde, continua quindi a sostenere il progetto dell’euro digitale, che viene presentato dall’istituzione di Francoforte come una forma digitale del denaro della banca centrale destinata a operare in un’economia sempre più digitalizzata.

Ed è qui che lo scontro assume una dimensione politica molto più ampia.

Da una parte c’è il modello americano promosso dall’amministrazione Trump:

Bitcoin, asset digitali, innovazione privata e infrastrutture finanziarie digitali, ma niente CBDC della Federal Reserve.

Dall’altra c’è il modello glibalista europeo:

sviluppo di una moneta digitale della banca centrale, subordinato all’approvazione del necessario quadro legislativo europeo.

Le due strategie mostrano una differenza filosofica evidente sul rapporto tra Stato, sovranità nazionale, moneta, tecnologia e libertà economica

La discussione sulle CBDC porta inevitabilmente a un’altra domanda: che futuro avrà il contante?

Una società completamente digitalizzata può essere più efficiente, ma diventa anche più dipendente da infrastrutture tecnologiche, intermediari e sistemi elettronici.

Per questo la difesa della libertà di pagamento non riguarda soltanto la possibilità di utilizzare una determinata tecnologia.

Riguarda anche la possibilità di scegliere.

Contante, carta, bonifico, strumenti digitali, criptovalute e, eventualmente, moneta digitale della banca centrale: il vero nodo politico è stabilire quanta libertà debba rimanere al cittadino e quanto potere debba essere concentrato nelle mani delle istituzioni.

Ma la domanda più interessante è probabilmente qella di capire quando gli Usa influenzeranno l’Europa in questa scelta.

Gli Stati Uniti rimangono una delle principali potenze finanziarie e tecnologiche del pianeta.

Una scelta netta contro una CBDC americana può quindi influenzare il dibattito internazionale, soprattutto mentre altre economie stanno valutando sistemi analoghi.

Ma parlare già oggi di “fine delle CBDC nel mondo” sarebbe prematuro.

L’Europa dei tecnicrati ovviamente, continua a lavorare sull’euro digitale e punta a essere tecnicamente pronta per una possibile emissione nel 2029, sempre subordinatamente all’adozione della legislazione necessaria.

La decisione di Trump, quindi, non rappresenta la fine globale delle valute digitali delle banche centrali.

Rappresenta qualcosa di diverso e forse ancora più significativo:

l’inizio di una contrapposizione internazionale tra modelli differenti di denaro digitale.

È una questione di sovranità.

Una moneta non è soltanto uno strumento con cui acquistare beni e servizi.

È anche un’infrastruttura fondamentale attraverso cui passa una parte enorme della libertà economica di una società.

Il principio sostenuto dall’amministrazione Trump è che la modernizzazione finanziaria non debba necessariamente coincidere con una maggiore centralizzazione del potere monetario.

Da qui nasce la portata simbolica del provvedimento.

Trump ha scelto di dire no alla CBDC della banca centrale americana, di attaccare nuovamente il globalismo.

È una linea politica che potrebbe avere conseguenze ben oltre i confini americani.

Perché la vera domanda, adesso, non è soltanto se gli Stati Uniti avranno o meno un dollaro digitale.

Ma è capire se nel futuro della moneta, prevarrà il modello del controllo centralizzato o quello della libertà digitale.

Washington ha già scelto da quale parte stare.

E ora la parola passa all’Europa.


Scopri di più da L'Italia Quotidiano

Abbonati per ricevere gli ultimi articoli inviati alla tua e-mail.

Rispondi

ISCRIVITI CON IL NOSTRO COMITATO COSTITUENTE 638 CLICCA QUI, SELEZIONA “INDIPENDENZA 638”
INVIACI UN WHATSAPP PER ESSERE INSERITO NEL GRUPPO POLITICO. CLICCA QUI

Articoli Recenti

Commenti Recenti

  1. Cosa dire.. Un’analisi dettagliata a tal punto che qualsiasi aggiunta sarebbe sbagliata. Condivido in pieno tutto ciò che è stato…

Social Media

Scopri di più da L'Italia Quotidiano

Abbonati ora per continuare a leggere e avere accesso all'archivio completo.

Continua a leggere