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Trump mette in riga Netanyahu e Zelensky: la sovranità americana vale più degli interessi degli alleati

La Redazione

Altro che “alleanza tra pari”.

Alla Casa Bianca Donald Trump avrebbe ricordato a Benjamin Netanyahu e Volodymyr Zelensky una regola antica quanto la geopolitica: gli Stati Uniti aiutano gli alleati, ma non permettono che siano gli alleati a decidere la strategia americana.

Per anni l’opinione pubblica occidentale è stata bombardata da una narrazione semplice: Israele e Ucraina rappresentano due fronti della stessa battaglia per la democrazia e Washington avrebbe il dovere di sostenerli senza condizioni.

Gli incontri riservati avvenuti alla Casa Bianca raccontano invece una realtà molto diversa.

Se le ricostruzioni pubblicate da diverse testate troveranno conferma, Trump avrebbe imposto una linea precisa sia a Netanyahu sia a Zelensky: basta iniziative capaci di trascinare gli Stati Uniti in un conflitto più vasto.

America First non è uno slogan

Il principio è quello che Trump ripete dal 2016: America First.

Non significa isolazionismo, come sostengono i suoi avversari, ma subordinare ogni scelta agli interessi strategici degli Stati Uniti.

Oggi l’interesse americano non è aprire un’altra guerra.

L’obiettivo è impedire che il conflitto ucraino e quello mediorientale si fondano in un unico teatro bellico che coinvolga Russia, Iran, Israele e NATO, con conseguenze imprevedibili per l’economia mondiale.

Una chiusura dello Stretto di Hormuz provocherebbe un’impennata dei prezzi dell’energia, nuova inflazione e gravi contraccolpi sull’economia americana.

Uno scenario che nessuna amministrazione vorrebbe affrontare a pochi mesi dalle elezioni di metà mandato.

L’episodio della nave iraniana nel Mar Caspio assume quindi un significato politico particolare.

Secondo le ricostruzioni riportate da alcune fonti, Kiev avrebbe cercato di colpire anche interessi iraniani, nel tentativo di saldare il fronte ucraino con quello mediorientale.

Dal punto di vista di Zelensky la logica è comprensibile: più il conflitto si allarga, maggiore diventa il coinvolgimento americano.

Ma è esattamente ciò che Trump vorrebbe evitare.

Non sorprende quindi che, subito dopo, la diplomazia ucraina abbia cercato di rassicurare Teheran parlando di un episodio non intenzionale.

Un cambio di tono che molti analisti leggono come il segnale di una pressione esercitata direttamente da Washington.

Gli aiuti americani continuano, ma con un messaggio chiaro: chi paga decide.

Anche Israele scopre i limiti dell’alleanza

Per decenni si è sostenuto che fosse Washington a seguire le strategie di Tel Aviv.

Oggi il rapporto appare più equilibrato.

Se Trump ha realmente chiesto a Netanyahu di non compromettere il dialogo con l’Iran, significa che perfino il più stretto alleato degli Stati Uniti deve fare i conti con la dottrina dell’interesse nazionale americano.

In cambio restano gli aiuti militari, la cooperazione strategica e il sostegno diplomatico.

Ma non un assegno in bianco.

L’Europa continua a pagare senza contare

Mentre Trump difende gli interessi degli Stati Uniti, la Russia quelli della Federazione Russa, Israele quelli dello Stato ebraico e l’Iran quelli della Repubblica islamica, l’Unione Europea continua a distinguersi per un’altra caratteristica: finanziare decisioni prese da altri.

L’Europa acquista armi, finanzia l’Ucraina, sopporta l’aumento dei costi energetici e affronta le conseguenze economiche delle sanzioni, ma continua ad avere un peso politico marginale nei grandi tavoli diplomatici.

Le decisioni vere vengono prese a Washington, Mosca, Pechino, Ankara e Teheran.

Bruxelles, ancora una volta, osserva.

La vicenda offre una riflessione che va oltre gli schieramenti.

Le grandi potenze non fanno beneficenza. Difendono interessi nazionali.

Trump lo dice apertamente.

Putin lo pratica.

La Cina lo considera un principio irrinunciabile.

L’Italia, invece, sembra spesso incapace persino di definire quali siano i propri interessi strategici nel Mediterraneo, in Europa e nello scenario globale.

Ed è questa, forse, la vera differenza tra uno Stato sovrano e uno Stato che si limita ad adattarsi alle decisioni altrui.

La politica internazionale non è il regno dei sentimenti.

È il terreno degli interessi.

E chi dimentica questa regola finisce inevitabilmente per servire gli interessi di qualcun altro.


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  1. Cosa dire.. Un’analisi dettagliata a tal punto che qualsiasi aggiunta sarebbe sbagliata. Condivido in pieno tutto ciò che è stato…

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