La Redazione
Quattro mesi senza rotazione, rifornimenti che arrivano a singhiozzo e una nuova pioggia di missili su Kiev:
la guerra mostra le crescenti difficoltà dell’apparato militare ucraino
La guerra in Ucraina continua a consumare uomini, mezzi e risorse, mentre nelle trincee emergono segnali sempre più difficili da ignorare.
Sul fronte di Zaporizhia, alcuni militari della 121ª Brigata di Difesa Territoriale hanno denunciato di essere rimasti per quasi quattro mesi senza rotazione e, in più occasioni, senza acqua e cibo.
Le loro accuse sono state affidate a un video-appello rivolto direttamente al comandante in capo delle Forze armate ucraine, Mykhailo Drapaty.
La denuncia è stata poi confermata come autentica dal comando della brigata, che ha tuttavia definito il filmato un quadro parziale di una situazione operativa molto più complessa.
Secondo il comandante di plotone Anatolii Syshchuk, il reparto sarebbe arrivato nella posizione ad aprile, sostituendo soldati che vi erano rimasti per circa otto mesi.
La permanenza avrebbe dovuto durare un mese, ma il cambio non è arrivato.
I militari hanno raccontato di aver ricevuto acqua e viveri con intervalli di tre-sette giorni e, in un’occasione, di essere rimasti dodici giorni senza acqua potabile.
Una situazione che, secondo la loro testimonianza, li avrebbe portati persino a bere la propria urina.
Il comando ucraino sostiene di essere intervenuto per garantire i rifornimenti e promette la rotazione non appena le condizioni di sicurezza lo consentiranno.
Ma proprio il problema della rotazione rivela una delle principali fragilità dell’esercito di Kiev: sostituire i reparti esposti significa disporre di uomini freschi, addestrati e immediatamente disponibili.
Quando questi mancano, chi è già in prima linea rimane al suo posto.
A rendere ancora più difficile la situazione è la pressione esercitata dall’artiglieria, dai droni e dall’aviazione russa.
Mosca ha intensificato l’impiego delle bombe plananti, permettendo ai propri aerei di colpire le posizioni ucraine senza esporsi direttamente alla difesa antiaerea.
Il risultato è una pressione costante sulle unità avanzate e, contemporaneamente, un aggravio delle difficoltà logistiche: portare acqua, cibo, medicinali e munizioni in determinate zone del fronte diventa un’operazione estremamente rischiosa.
A questa guerra di posizione si è aggiunta, nella notte tra il 19 e il 20 agosto, una nuova massiccia offensiva aerea russa contro l’Ucraina.
Secondo l’Aeronautica militare di Kiev, sono stati lanciati 168 droni e numerosi missili; le forze ucraine hanno dichiarato di aver neutralizzato la maggior parte dei droni e 39 dei 44 missili indicati nel bilancio ufficiale. I missili balistici hanno però rappresentato il punto più critico per la difesa ucraina.
Kiev e l’area circostante hanno subito danni pesanti.
Le autorità ucraine hanno riferito di almeno 15-16 morti e decine di feriti, con edifici residenziali, una scuola e strutture sanitarie danneggiati.
Il presidente Volodymyr Zelensky ha nuovamente chiesto agli alleati occidentali sistemi e intercettori Patriot, denunciando una carenza che rende più difficile proteggere le città dai missili balistici.
Parallelamente, l’Ucraina continua a colpire obiettivi in territorio russo e infrastrutture energetiche.
La guerra si allarga così anche sul piano della profondità strategica, mentre gli attacchi coinvolgono aree sempre più lontane dalla linea del fronte.
Il dato più significativo, tuttavia, rimane quello umano.
Gli scambi di salme tra Mosca e Kiev restituiscono soltanto una fotografia parziale delle perdite, perché il numero dei corpi recuperabili dipende anche dal controllo del terreno e dalla possibilità materiale di raggiungere le zone dove sono caduti i militari.
Il quadro che emerge è quindi quello di un conflitto nel quale la superiorità tecnologica e la potenza di fuoco contano quanto la capacità di sostenere nel tempo uomini e rifornimenti.
Le testimonianze della 121ª Brigata dimostrano da sole il collasso dell’esercito ucraino e rappresentano un campanello d’allarme sulla fatica di un apparato militare chiamato a difendere un fronte vastissimo dopo anni di guerra.
E mentre le bombe continuano a cadere su Kiev e sui centri strategici ucraini, nelle trincee il problema resta elementare: avere abbastanza uomini per sostituire chi combatte, e abbastanza mezzi per portare acqua e cibo a chi è rimasto in prima linea.




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