L'Italia Quotidiano

Ucraina, Mosca avanza e l’Europa paga: la guerra che Bruxelles non vuole fermare

La Redazione

La Russia guadagna terreno mentre Kiev consuma uomini, armi e risorse.

Washington continua a sostenere l’Ucraina, Bruxelles mette altri miliardi sul tavolo.

Ma nessuno spiega agli europei quale sia l’uscita da una guerra che rischia di diventare permanente

La guerra sta entrando nella sua fase più delicata.

Non perché sia imminente una vittoria decisiva di uno dei due schieramenti, ma perché il conflitto sembra trasformarsi sempre più in una guerra di logoramento nella quale la Russia può contare su maggiori risorse industriali e demografiche, mentre l’Ucraina dipende in misura crescente dagli aiuti occidentali.

È una realtà che in Europa si preferisce spesso rimuovere.

Il racconto dominante continua a presentare ogni difficoltà russa come l’anticamera di una possibile sconfitta di Mosca.

Ma la situazione sul terreno è completamente diversa.

Le forze russe continuano ad avanzare in diversi settori e mantengono la pressione soprattutto nel Donbass, dove l’obiettivo strategico resta quello di consolidare il controllo del territorio e mettere sotto pressione le principali roccaforti ucraine.

Secondo alcune rilevazioni territoriali, nel mese di luglio l’avanzata russa avrebbe interessato diverse centinaia di chilometri quadrati.

Il quadro generale non lascia intravedere quel collasso russo che per anni una parte della comunicazione occidentale ha dato per imminente.

Kiev tenta di resiste, ma ad un prezzo altissimo

Ma la domanda che dovrebbe interessare soprattutto i governi europei è un’altra: quanto a lungo può sostenere questo ritmo di guerra?

Kiev ha bisogno continuamente di munizioni, missili, droni, sistemi di difesa aerea, mezzi corazzati e finanziamenti.

La dipendenza dall’Occidente è diventata strutturale.

E anche gli arsenali occidentali non sono inesauribili.

La carenza di intercettori per la difesa aerea è particolarmente significativa.

I sistemi Patriot rappresentano una delle principali difese contro i missili russi, ma le scorte disponibili negli Stati Uniti e negli altri Paesi alleati sono limitate.

Questo significa che la guerra in Ucraina non si combatte soltanto nelle trincee del Donbass.

Si combatte anche nei magazzini militari di Washington, Berlino, Parigi e Roma.

Ogni missile consegnato a Kiev è un missile che non sarà disponibile per la difesa nazionale del Paese che lo invia.

È una considerazione elementare, ma sorprendentemente assente dal dibattito politico europeo.

Nel frattempo l’Unione europea continua a finanziare Kiev.

Altri 1,4 miliardi di euro sono stati destinati all’Ucraina.

L’Europa può continuare a finanziare l’Ucraina per mesi o per anni, ma non può sostituirsi indefinitamente alla capacità militare, economica e demografica di uno Stato impegnato in una guerra esistenziale.

E soprattutto non può trasformare il sostegno finanziario in una strategia politica.

Mandare denaro non equivale ad avere un piano di pace.

Anche gli Stati Uniti continuano a mantenere un ruolo centrale.

La cooperazione d’intelligence tra Washington e Kiev, dopo le tensioni e le sospensioni del passato, è tornata ad essere un elemento importante del conflitto.

Il sostegno americano consente alle forze ucraine di individuare obiettivi, pianificare operazioni e colpire anche infrastrutture situate in territorio russo.

L’amministrazione Trump si trova così davanti a una contraddizione difficile da ignorare.

Da una parte Washington parla della necessità di arrivare a una soluzione diplomatica.

Dall’altra continua a sostenere militarmente l’Ucraina.

Ma ogni guerra sostenuta con nuove armi diventa inevitabilmente più difficile da fermare.

Ed il punto è chiedersi quale sia l’interesse nazionale europeo.

E qui il dibattito diventa sorprendentemente povero.

Qual è l’interesse dell’Italia nel prolungare indefinitamente il conflitto?

Qual è l’interesse dell’Europa nel consumare arsenali, aumentare la spesa militare, finanziare Kiev e contemporaneamente affrontare una situazione economica già difficile?

Qual è il piano per arrivare alla pace?

A queste domande Bruxelles offre soprattutto una risposta: continuare a sostenere l’Ucraina.

Ma questa non è una strategia di pace.

È una strategia di prosecuzione del conflitto.

L’Italia non può limitarsi a seguire

Per Roma la questione è ancora più importante.

L’Italia non è una potenza confinante con la Russia e non ha un interesse nazionale diretto alla prosecuzione indefinita della guerra.

Ha invece interesse alla stabilità del Mediterraneo, alla sicurezza energetica, alla crescita economica e alla protezione dei propri cittadini.

Un governo realmente sovranista dovrebbe quindi avere il coraggio di porre una domanda semplice agli alleati: qual è l’obiettivo finale?

Se l’obiettivo è la riconquista totale dei territori perduti da parte dell’Ucraina, bisogna spiegare quali forze e quali risorse occidentali siano necessarie e quale sia il rischio di uno scontro diretto con Mosca.

Se invece l’obiettivo è arrivare a una pace negoziata, allora bisogna iniziare a costruire le condizioni diplomatiche per ottenerla.

Restare nel mezzo significa soltanto prolungare la guerra.

La politica dovrebbe invece partire dagli interessi nazionali.

In queste condizioni, continuare a finanziare una guerra senza una chiara prospettiva diplomatica non è necessariamente sinonimo di fermezza.

Potrebbe essere semplicemente l’incapacità di immaginare una via d’uscita o più probabilmente la volontà che la guerra prosegua

E l’Italia, se vuole davvero difendere il proprio interesse nazionale, dovrebbe essere tra i primi Paesi a chiedere che alla logica dell’escalation venga finalmente affiancata una seria iniziativa diplomatica.

Stiamo combattendo una guerra non nostra, con il forte rischio di un’escalation che mette in pericolo tutti noi.


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  1. Cosa dire.. Un’analisi dettagliata a tal punto che qualsiasi aggiunta sarebbe sbagliata. Condivido in pieno tutto ciò che è stato…

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