La Redazione
Le immagini stanno facendo il giro dei social e alimentano il dibattito sulle modalità con cui avviene il reperimento militare in Ucraina
Il sacerdote della Chiesa ortodossa ucraina è stato prelevato con la forza in pieno giorno da uomini in uniforme militare e con il volto coperto da passamontagna.
Secondo quanto denunciato dall’Unione dei Giornalisti Ortodossi Ucraini e dalla stessa Chiesa ortodossa ucraina, l’uomo sarebbe l’arciprete Ioann Kuzminsky, parroco della chiesa di San Giovanni il Misericordioso nel villaggio di Lyubche.
Nel filmato, ampiamente diffuso sui canali social, si vede il sacerdote, a torso nudo, mentre tenta di opporre resistenza e viene trascinato a forza all’interno di un furgone da diversi uomini.
Una donna prova inutilmente a impedirne il caricamento sul mezzo.
Per la Chiesa ortodossa ucraina si tratterebbe dell’ennesimo episodio di mobilitazione forzata condotto con modalità coercitive nei confronti di cittadini in età di leva.
La versione fornita dalle autorità militari della Volinia è ovviamente differente.
Secondo il Centro territoriale di reclutamento (TCC), il sacerdote sarebbe stato fermato per un controllo dei documenti militari e avrebbe cercato di sottrarsi alla verifica.
Gli addetti sostengono che, una volta identificato, sia risultato soggetto alla mobilitazione, sia stato dichiarato idoneo dalla commissione medica e successivamente trasferito presso un centro di addestramento.
L’ufficio regionale del Difensore civico ucraino ha reso noto di aver richiesto chiarimenti alle autorità competenti per verificare se durante l’operazione siano stati rispettati i diritti della persona.
Negli ultimi mesi sono aumentati i video che mostrano interventi coercitivi e violenti dei centri di reclutamento ucraini, nei confronti di uomini ritenuti soggetti alla leva.
Le autorità di Kiev sostengono che tali interventi siano necessari per far rispettare gli obblighi di mobilitazione, mentre organizzazioni religiose, avvocati e familiari denunciano in diversi casi l’uso di metodi sproporzionati.
L’episodio di Lutsk riaccende quindi le polemiche sulla gestione della mobilitazione in Ucraina, tema che continua a dividere l’opinione pubblica dentro e fuori dal Paese.
E solleva indignazione anche in Occidente, dove i popoli europei, che stanno pagando a caro prezzo la guerra sostenuta da Bruxelles, che si chiede per quale paese si depauperano milioni di euro e quale sia l’Ucraina che i tecnocrati vorrebbero nell’Unione.




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