La Redazione
Bruxelles stanzia altri 6,1 miliardi per la difesa di Kiev.
Intanto il capo della CIA Ratcliffe vola a Mosca e il Vaticano riapre il dialogo con Lavrov.
L’Italia resta fuori dalle ipotesi di invio di truppe: sostegno all’Ucraina, ma nessun soldato italiano sul terreno.
La guerra in Ucraina entra in una fase sempre più delicata, nella quale riarmo e diplomazia procedono contemporaneamente.
Mentre l’Unione europea continua a rafforzare militarmente Kiev, dagli Stati Uniti e dal Vaticano arrivano segnali di riapertura del dialogo con Mosca.
Il contrasto è evidente: da una parte nuovi miliardi per missili, munizioni e difesa aerea; dall’altra incontri riservati e contatti diplomatici che potrebbero contribuire a creare le condizioni per un negoziato.
Il 24 agosto la Commissione europea ha approvato 6,1 miliardi di euro di nuovi finanziamenti per la difesa ucraina, destinati in particolare a sistemi di difesa aerea e antimissile, missili, munizioni e radar.
La decisione rientra nel più ampio sostegno europeo all’Ucraina e nel nuovo meccanismo di finanziamento da 90 miliardi previsto per il 2026-2027.
Bruxelles presenta la misura come uno strumento necessario per rafforzare la capacità di Kiev di proteggere il proprio territorio dagli attacchi russi.
La Commissione sostiene che il sostegno complessivo dell’Unione all’Ucraina abbia ormai raggiunto 220,2 miliardi di euro, includendo assistenza finanziaria, umanitaria e militare.
Per i contribuenti europei, tuttavia, il dato politico è altrettanto importante: l’UE non sta preparando soltanto la ricostruzione dell’Ucraina, ma continua a investire pesantemente nella sua capacità militare.
Soldi europei che finiscono nella cloaca ucraina.
Ma mentre Bruxelles aumenta la pressione militare, dagli Stati Uniti arriva un segnale di natura completamente diversa.
Il direttore della CIA John Ratcliffe è stato a Mosca il 25 agosto, dove ha incontrato esponenti dell’intelligence russa. Si tratta della prima visita nota di un direttore della CIA in Russia dal 2021.
I contenuti degli incontri non sono stati resi pubblici.
Il Cremlino ha successivamente confermato che Ratcliffe ha avuto colloqui con funzionari dell’intelligence russa, precisando però che non ha incontrato Vladimir Putin.
Non è dunque possibile parlare di una trattativa di pace già avviata.
Ma il semplice fatto che Washington e Mosca mantengano un canale diretto ad altissimo livello rappresenta un elemento da seguire con attenzione.
Dopo anni di rapporti ridotti ai minimi termini, la diplomazia parallela tra intelligence, può infatti assumere un’importanza particolare, soprattutto quando i canali politici ufficiali sono estremamente difficili.
Quasi contemporaneamente si è mosso il Vaticano.
L’arcivescovo Paul Gallagher, segretario per i Rapporti con gli Stati della Santa Sede, ha incontrato a Mosca il ministro degli Esteri russo Sergej Lavrov.
È stato il primo incontro in presenza tra i vertici diplomatici vaticani e russi in cinque anni.
Gallagher ha ribadito la necessità di porre fine alla guerra e ha discusso con Lavrov possibili percorsi diplomatici.
I due hanno inoltre affrontato questioni umanitarie, compreso il problema dei bambini coinvolti nel conflitto.
Mentre l’Europa continua a fornire armi, anche importanti attori internazionali cercano nuovamente un contatto diretto con Mosca.
In questo quadro, Roma cerca di mantenere una posizione intermedia.
Il governo italiano continua a sostenere l’Ucraina e a rimanere all’interno del fronte occidentale, ma mantiene una netta cautela sull’ipotesi di un coinvolgimento militare diretto con proprie truppe.
La questione diventa ancora più delicata mentre alcuni partner europei discutono scenari di sicurezza più ambiziosi per il dopo-guerra e mentre in Europa cresce la pressione per aumentare le capacità militari nazionali.
Per Roma il problema è quindi duplice: non rompere la solidarietà con gli alleati e, contemporaneamente, evitare che il sostegno all’Ucraina si trasformi in una partecipazione diretta al conflitto.
È questa la domanda che emerge dai numeri.
Se Bruxelles destina altri 6,1 miliardi alla difesa ucraina, significa che l’Unione non considera affatto conclusa la fase militare.
La stessa Commissione sottolinea la necessità di rafforzare la difesa aerea ucraina di fronte alla prosecuzione degli attacchi russi.
Ma contemporaneamente Stati Uniti e Vaticano sembrano voler mantenere aperti canali con Mosca.
Sempre più evidente è la volontà occidentale, che attraverso il rafforzamento militare, si finisca per alimentare una spirale senza una vera prospettiva politica.
Il punto centrale, alla fine, non è soltanto quanto denaro l’Europa continuerà a spendere o quante armi arriveranno in Ucraina.
La vera questione è che l’Europa maschera questo crescente investimento militare, in una posizione negoziale capace di portare le parti al tavolo.
Fino ad oggi è chiaro che non sia così.
La visita di Ratcliffe a Mosca e il colloquio Gallagher-Lavrov sono segnali da non ignorare, ma non rappresentano ancora la svolta diplomatica che molti aspettano.
Allo stesso tempo, i nuovi stanziamenti europei dimostrano che Bruxelles continua a prepararsi anche all’eventualità di un conflitto prolungato.
L’Italia, in questo scenario, dovrà affrontare una scelta sempre più complessa: restare solidale con Kiev e con gli alleati, senza però oltrepassare la linea dell’intervento diretto, o scegliere finalmente di abbandonare una guerra per procura voluta dall’Occidente.
Il rischio rimane sempre quello che l’’Europa finisca per trascinare l’intero continente in una guerra senza fine.




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