La Redazione
Chiamiamola con il suo nome, senza più ipocrisie: l’Unione Europea è il più grande furto della storia moderna.
Un furto legalizzato, fatto con cravatta e sorriso, davanti alle telecamere, con l’applauso dei giornali di regime.
Ci hanno rubato tutto.
E non sono ancora sazi.
Prima avevamo la Lira. Era nostra.
Se l’Italia andava in crisi, svalutavamo e tornavamo competitivi. Le nostre fabbriche esportavano, la gente lavorava.
Poi è arrivato l’euro.
La moneta della Germania imposta all’Italia.
Da quel giorno, siamo diventati poveri.
I prezzi sono triplicati, gli stipendi sono rimasti fermi.
Le nostre fabbriche hanno chiuso perché non potevano più competere con i tedeschi che ci avevano fregato con il cambio.
L’euro non è una moneta.
È una catena.
Una catena che lega l’Italia al carro della Germania.
Lavoriamo per pagare i debiti della Germania.
Poi ci hanno detto: “Togliamo i confini, che bello Schengen, siamo tutti fratelli”.
Risultato?
Oggi Lampedusa è un porto franco per 200 mila clandestini l’anno. Entrano tutti, non esce nessuno.
Ci hanno detto che era ricchezza.
È invasione.
E quando chiediamo il blocco navale, Bruxelles ci dice di no.
Perché alla Bruxelles globalista, piace l’immigrazione.
Gli serve per abbassare i nostri stipendi, per sostituirci, per farci diventare una minoranza a casa nostra.
Ci hanno tolto i confini per toglierci l’identità. Un popolo senza confini non è un popolo.
È un mercato di schiavi.
Poi è arrivato il Green Deal della von der Leyen.
Un delirio ecologista da ricchi.
Ci hanno detto: niente più auto a diesel, solo auto elettriche da 40 mila euro che nessuno può comprare.
Niente più case con la caldaia a gas, devi rifare casa con 50 mila euro di cappotto termico. Niente più allevamenti, perché le vacche inquinano.
Risultato?
Le nostre fabbriche di auto stanno chiudendo. Stellantis licenzia.
Gli agricoltori olandesi e italiani si suicidano.
I pescatori non possono più uscire in mare.
Tutto per compiacere Greta e quattro burocrati di Bruxelles che vanno in giro in jet privato.
Ci hanno rubato il lavoro per darci la povertà green.
Ci avevano promesso che l’UE era il progetto di pace.
Che mai più guerre in Europa.
Sono tre anni che ci portano in guerra contro la Russia.
Mandano miliardi di euro a Zelensky, un comico corrotto che ha messo al bando l’opposizione e le chiese.
Mandano le nostre armi, i nostri cannoni, i nostri soldi.
E mentre gli italiani non arrivano a fine mese, loro comprano missili.
Oggi vogliono l’esercito europeo.
Tradotto: i nostri figli, i figli degli italiani, degli ungheresi, dei romeni, mandati a morire nel Donbass per gli interessi della NATO e di Washington.
Senza che i nostri Parlamenti possano dire no.
L’Europa della pace è diventata l’Europa della guerra.
E non gli basta.
Ora vogliono toglierci anche l’anima.
Vogliono insegnare ai nostri figli a scuola che non esistono maschi e femmine.
Vogliono il gender, l’aborto come diritto europeo, l’eutanasia per i vecchi, la censura per chi dice che la famiglia è uomo e donna.
Hanno tolto Dio dalle nostre vite, invertendo l’ordine naturale delle cose.
Hanno chiuso le televisioni in Moldavia. Arrestano Georgescu in Romania.
Vogliono mettere in galera Vannacci e Le Pen.
Hanno messo il bavaglio a chiunque dica che questa UE fa schifo.
Questa non è Europa.
È l’Unione Sovietica con la bandiera a stelle.
Una dittatura di non eletti.
Chi ha votato Ursula von der Leyen?
Nessuno.
Chi ha votato i commissari?
Nessuno.
Eppure decidono tutto della nostra vita.
Basta con la favola del “cambiamola dall’interno”.
Non si può cambiare dall’interno una prigione fatta di marcio e letame.
Si può solo abbattere.
L’UE così com’è non è riformabile.
Va smantellata.
Va riportata a quello che era all’inizio: un accordo commerciale tra Stati sovrani, liberi e indipendenti.
Serve un’Europa dei popoli, non dei banchieri.
Un’Europa di Nazioni sovrane, non di un Super-Stato centralista. Un’Europa cristiana, non islamizzata e gender.
O questa UE salta, o saltiamo noi.
O torniamo ad essere Italiani, Francesi, Ungheresi, Romeni padroni a casa nostra, o diventiamo schiavi di Bruxelles.
La storia ci sta chiamando.
A Bucarest, a Chisinau, a Budapest, a Roma la gente si sta svegliando e grida una cosa sola:
No alla UE si al Sovranismo.
Fuori da questa prigione.





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