L'Italia Quotidiano

Un’Europa senza vergogna delle proprie radici

Giulio Saraceni

Anni fa Papa Ratzinger richiamava l’Europa a un problema che oggi appare ancora più evidente: la progressiva difficoltà a riconoscere e difendere la propria storia, le proprie radici e la propria identità. Una sorta di timidezza, quasi di senso di colpa, che ha finito per trasformarsi in una vera e propria subalternità culturale e politica.

È da qui che occorre ripartire anche quando si parla di integrazione. Perché integrare non significa cancellare le identità, né pretendere che i popoli rinuncino alla propria storia in nome di un indistinto cosmopolitismo. L’integrazione può funzionare soltanto quando esiste un’identità consapevole di sé e quando il rispetto è realmente reciproco.

Un popolo che non conosce o che rinnega la propria storia difficilmente può chiedere agli altri di rispettarla. E una società che considera ogni affermazione della propria identità come qualcosa di cui vergognarsi rischia inevitabilmente di diventare subalterna.

Questo non significa chiudersi al mondo. Significa, al contrario, recuperare il principio elementare secondo cui la convivenza tra popoli è possibile quando ciascuno conserva la propria dignità, le proprie tradizioni e la possibilità di decidere del proprio futuro.

È in questa prospettiva che può trovare senso un autentico sovranismo popolare: non come rifiuto della cooperazione tra le nazioni, ma come riaffermazione della sovranità democratica dei popoli. L’Europa può essere una comunità di nazioni che collaborano, senza trasformarsi necessariamente in una struttura che tende a svuotare progressivamente le identità e la capacità decisionale dei suoi stessi popoli.

La vera integrazione, dunque, non dovrebbe consistere nel rendere tutti uguali, ma nel costruire un rapporto tra diversi fondato sul reciproco riconoscimento. Perché nessun popolo dovrebbe essere costretto a rinunciare a ciò che è per poter convivere con gli altri.

Un’Europa più forte non sarebbe quella che chiede ai suoi popoli di dimenticare le proprie radici, ma quella che permette loro di riscoprirle e, proprio a partire da esse, di costruire una collaborazione libera, consapevole e rispettosa delle diverse identità.


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  1. Cosa dire.. Un’analisi dettagliata a tal punto che qualsiasi aggiunta sarebbe sbagliata. Condivido in pieno tutto ciò che è stato…

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