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VANNACCI ALZA IL TIRO:”SE GIORGIA MI CHIAMA, IO LE RISPONDO”

Ramona Castellino

Ventidue punti per cambiare l’Italia: confini blindati, remigrazione, energia, sovranità nazionale e stop agli aiuti a Kiev.

Futuro Nazionale non solo sfida la destra di governo, ma mette Meloni davanti a un bivio.

“Se Giorgia mi chiama, io le rispondo»”

La frase di Roberto Vannacci è semplice, ma racconta perfettamente la fase politica che si apre a destra.

Il leader di Futuro Nazionale non chiude la porta a Giorgia Meloni, ma non sembra disposto nemmeno a trasformare il suo movimento nell’ennesima componente di una coalizione.

La condizione è chiara: alleanze sì, ma sulla base di programmi, principi e linee rosse.

Lo aveva già spiegato Vannacci, indicando tra queste, il contrasto all’immigrazione clandestina, una diversa “postura” internazionale, il superamento del Green Deal, energia meno costosa e sviluppo del nucleare.

Il partito mette sul tavolo un programma articolato in 22 punti, destinato a diventare la carta d’identità politica di Futuro Nazionale.

Il filo conduttore è uno solo: il Sovranismo

Riportare l’interesse nazionale al centro delle decisioni dello Stato.

Il primo fronte è quello dei confini.

Vannacci propone una linea molto più rigida sull’immigrazione irregolare: controllo degli ingressi, contrasto agli sbarchi, rimpatri e accordi con i Paesi d’origine.

A questa strategia viene affiancato il tema della Remigrazione, soprattutto nei confronti degli stranieri condannati per reati e di chi non ha titolo per restare sul territorio italiano.

È una posizione destinata a dividere, ma che c’entra perfettamente la volontà di chi ritiene che lo Stato debba tornare ad avere il controllo effettivo delle proprie frontiere.

Altro capitolo centrale è l’economia.

Futuro Nazionale punta a ridurre il costo dell’energia e contesta la politica europea del Green Deal così come è stata finora imposta dai tecnocrati di Bruxelles.

Nelle condizioni indicate da Vannacci trovano spazio nucleare, maggiore autonomia energetica e utilizzo delle fonti disponibili, con l’obiettivo dichiarato di ridurre i costi per famiglie e imprese.

La logica è quella della competitività: prima viene la capacità dell’Italia di produrre, lavorare e crescere; dopo vengono i vincoli ideologici.

Il terzo grande fronte è quello internazionale.

Vannacci contesta una politica estera nella quale l’Italia rischi di limitarsi a seguire decisioni prese altrove.

Sul conflitto russo-ucraino la posizione è quella di una maggiore prudenza e della ricerca di una soluzione negoziale, con una netta critica al prolungamento di una strategia che, secondo Futuro Nazionale, non coincide con l’interesse italiano.

Non significa automaticamente isolamento internazionale: il punto rivendicato dal generale è piuttosto che Italia, Europa e alleanze internazionali non possano diventare sinonimi di rinuncia alla sovranità decisionale italiana.

Gli altri punti del programma si incontrano intorno alla sicurezza, alla tutela dell’identità nazionale, al rafforzamento delle Forze dell’ordine e a una concezione dello Stato più rigorosa nei confronti di chi viola le regole.

È la stessa impostazione che Vannacci ha ribadito parlando della necessità di affrontare il problema dell’immigrazione partendo dalla sicurezza.

Il messaggio politico è evidente: meno parole, più autorità dello Stato.

È proprio l’esistenza di un programma strutturato a rendere politicamente interessante la frase rivolta alla premier.

Vannacci non dice: Giorgia, vieni con me.

Dice: se Giorgia chiama, io rispondo.

La differenza è sostanziale.

Futuro Nazionale vuole presentarsi come una forza autonoma capace eventualmente di dialogare con il centrodestra, ma senza rinunciare alle proprie battaglie.

Ed è il grandissimo consenso popolare a dargli spazio.

Non è più soltanto il consenso personale del generale.

È una forza politica che sta cercando di trasformare quel consenso in organizzazione e voti.

Ed è qui che si gioca la partita.

Il problema per il centrodestra non è semplicemente capire se Vannacci entrerà o meno nella coalizione.

Immigrazione, energia, sovranità, sicurezza, politica estera: sono temi sui quali una parte dell’elettorato chiede risposte più nette.

Vannacci ha scelto di occupare quello spazio.

Meloni dovrà decidere se sfidarlo, ignorarlo o dialogare.

La porta è aperta.

Ma questa volta sul tavolo non ci sono soltanto poltrone e alleanze.

Ci sono 22 punti.

E soprattutto c’è una domanda che attraversa ormai tutta la destra italiana e cioè chi deciderà davvero la rotta del centrodestra da qui al 2027


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  1. Cosa dire.. Un’analisi dettagliata a tal punto che qualsiasi aggiunta sarebbe sbagliata. Condivido in pieno tutto ciò che è stato…

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