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VIA TALLONE, NON BASTA UNO SGOMBERO: ROMA CHIEDE CHE LO STATO RESTI NEI QUARTIERI

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Riccardo Bianchi

Due arresti per spaccio, due chili di droga, una pistola, sei scooter rubati e 25 cittadini stranieri risultati privi di permesso di soggiorno, otto dei quali trasferiti nei CPR. Poi, poche ore dopo lo sgombero, il tentativo di rientrare nello stabile. Via Tallone racconta qualcosa che va oltre un palazzo occupato: quando un territorio viene lasciato degradare per anni, riconquistarlo diventa enormemente più difficile.

Il 29 settembre lo Stato è entrato nuovamente nello scheletro di cemento di via Cesare Tallone, tra Tor Sapienza e Tor Cervara. Polizia, Carabinieri e Guardia di Finanza hanno liberato un edificio che da anni compare nelle cronache per occupazioni, spaccio e gravi episodi di violenza. L’operazione ha portato a due arresti per spaccio, al sequestro di circa due chili di droga, di una pistola e al ritrovamento di sei scooter rubati.

Il dato sull’immigrazione, in questo caso, è altrettanto concreto. RaiNews riferisce oggi che nell’edificio sono stati individuati 25 stranieri privi di permesso di soggiorno e che otto sono stati trasferiti nei Centri di permanenza per il rimpatrio. Non significa che ogni straniero sia un criminale, né che l’irregolarità amministrativa equivalga a un reato. Significa però che in questo specifico edificio marginalità, immigrazione irregolare e attività criminali hanno finito concretamente per convivere nello stesso spazio.

E non stiamo parlando di un problema scoperto ieri.

Via Tallone era già stata sgomberata nel 2019 e nel 2023. Nel 2026 era tornata a essere occupata. Nei mesi scorsi era finita nuovamente al centro delle cronache e delle denunce dei residenti.

La domanda, quindi, è inevitabile: quante volte bisogna liberare lo stesso edificio prima di risolvere definitivamente il problema?

La risposta è arrivata quasi provocatoriamente poche ore dopo il blitz. Alcune persone hanno tentato di entrare nuovamente nello stabile e le forze dell’ordine sono dovute intervenire una seconda volta. La Questura ha quindi disposto un presidio permanente, proprio per impedire che si ripeta il copione già visto negli anni precedenti.

LA GENTE È ARRIVATA PRIMA DELLA POLITICA

C’è però un altro elemento che non dovrebbe essere dimenticato.

Prima dell’operazione erano arrivati i residenti.

Tor Sapienza aveva già manifestato contro degrado, occupazioni e spaccio. Le cronache parlano di circa 1.500 persone nella mobilitazione che ha attraversato il quartiere nei giorni precedenti allo sgombero.

E la sera dello stesso 29 settembre un altro corteo autorizzato ha attraversato Don Bosco e viale dei Consoli, dalle 19:30 alle 21:30. Roma Mobilità ne aveva comunicato preventivamente percorso e modifiche alla viabilità.

Il Tempo racconta la presenza alla manifestazione di don Antonio Coluccia, da anni impegnato contro lo spaccio nelle periferie romane.

È questo il fenomeno che merita attenzione: quartieri differenti stanno trasformando la domanda di sicurezza in mobilitazione pubblica.

Non serve gonfiare i numeri e non serve trasformare ogni straniero nel responsabile dei problemi di Roma. I fatti documentati sono sufficientemente seri.

ADESSO VIA TALLONE DEVE SCOMPARIRE

Questa volta, però, potrebbe esserci una differenza sostanziale rispetto agli sgomberi precedenti.

L’assessore capitolino all’Urbanistica Maurizio Veloccia ha dichiarato che l’istruttoria urbanistica è stata completata e che è stato rilasciato il permesso di costruire che consente la demolizione dell’attuale struttura e la sua sostituzione con un data center.

Anche il sindaco Roberto Gualtieri ha chiesto alla proprietà di procedere rapidamente alla demolizione, mentre il prefetto Lamberto Giannini ha chiarito che uno sgombero non può essere considerato conclusivo se non è seguito da custodia, messa in sicurezza e rimozione delle condizioni che permettono una nuova occupazione.

Su questo governo, Campidoglio, Municipio e Prefettura sembrano finalmente convergere.

Ed è probabilmente la scelta più importante.

Perché un palazzo vuoto ma aperto non è un problema risolto.

LA SICUREZZA NON È DI DESTRA O DI SINISTRA

Via Tallone contiene anche una lezione politica che sarebbe sbagliato trasformare nella solita guerra tra schieramenti.

Meloni e Piantedosi rivendicano l’operazione come parte della strategia nazionale di ripristino della legalità. Gualtieri e il presidente del Municipio V Mauro Caliste ricordano le richieste avanzate alla Prefettura e il lavoro istituzionale che ha preceduto il blitz.

Le responsabilità politiche sul passato possono essere discusse.

Ma ai residenti interessa soprattutto quello che succederà domani.

Vogliono sapere se Tallone verrà davvero demolita.

Se lo spaccio tornerà.

Se le persone prive di titolo per rimanere in Italia saranno effettivamente sottoposte alle procedure previste dalla legge.

Se un palazzo liberato resterà libero.

E se per ottenere tutto questo sarà ancora necessario scendere in strada.

Perché il messaggio che arriva da Tor Sapienza, Tor Cervara, Cinecittà Est, Don Bosco e dagli altri quartieri che si stanno mobilitando non dovrebbe essere interpretato come una guerra contro qualcuno.

È una richiesta molto più elementare:

legalità, controllo del territorio e possibilità di vivere il proprio quartiere senza paura.

La vera vittoria su via Tallone non sarà quindi la fotografia dello sgombero del 29 settembre.

Sarà poter tornare lì tra un anno e scoprire che non c’è stato bisogno dell’ennesimo sgombero.


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