Ramona Castellino
La notizia è di quelle che dovrebbero far suonare le campane a martello in ogni parrocchia d’Italia.
A Padova, in via Armistizio 13, è nato il primo Tribunale della Sharia d’Italia.
Si chiama ipocritamente “Camera Arbitrale Islamica Italiana”, ma nel suo stesso regolamento si definisce per quello che è:
“Tribunale Sciaraitico” Slogan ufficiale:
“La vostra via alla Giustizia Islamica in Italia”.
Nello stesso giorno, in una scuola del Nord Italia, a un bambino viene detto di non disegnare il Crocifisso perché “offende i compagni musulmani”.
Non è una coincidenza. È un piano.
È la sostituzione.
Via Armistizio.
Mai nome fu più profetico.
Lì lo Stato italiano ha firmato l’armistizio con la propria identità cristiana.
Quel tribunale giudicherà divorzi, eredità, violenze domestiche, matrimoni di bambine, secondo il Corano e non secondo il Codice di Dio e degli uomini.
Con la figlia femmina che vale metà del maschio.
Con il ripudio verbale della moglie.
Con tutto quello che San Pio V ha fermato a Lepanto.
E lo Stato cosa fa? Tace.
La sinistra applaude in nome dell’inclusività.
I vescovi modernisti parlano di “ricchezza dell’incontro interreligioso”.
Solo Futuro Nazionale del Generale Vannacci, con l’Avv. Francesco Minutillo, ha avuto il coraggio di depositare un esposto in Procura a Padova.
Dove sono i cattolici? Dove è la CEI?
Dove sono i parroci che dovrebbero tuonare dal pulpito?
Non ci sono terze vie, cari fratelli.
Lo dice Nostro Signore: “Non si può servire a due padroni”.
O c’è la Legge di Dio, il Decalogo, il Diritto Romano e Cristiano che ha fatto l’Europa, o c’è la Sharia.
O c’è il Crocifisso nelle aule, o c’è il velo integrale.
O c’è il suono delle campane, o c’è il muezzin.
A Padova hanno scelto. Hanno scelto di far entrare la giustizia di Allah nella terra di Sant’Antonio da Padova, Dottore della Chiesa che convertiva gli eretici e i musulmani con la forza della Verità.
È un sacrilegio non solo giuridico, ma teologico.
San Luigi Maria Grignion de Montfort ci insegnava: quando la società abbandona Cristo Re, finisce schiava del primo tiranno che passa.
Oggi il tiranno ha la barba lunga e si chiama Sharia.
In Inghilterra ci sono già 85 tribunali della Sharia. In Francia le zone No-Go Sharia sono centinaia. In Germania i giudici tedeschi applicano già la Sharia nei divorzi.
Ora inizia l’Italia.
Sempre con la stessa tecnica: prima le moschee abusive, poi il velo a scuola, poi la carne halal nelle mense, poi le piazze occupate come a Vicenza con 2000 islamisti che urlano “bruciamo tutto come in Francia”, e infine il tribunale.
È l’egira.
È la conquista silenziosa che Maometto stesso ha teorizzato.
Un cattolico non può balbettare davanti a questo.
Non può parlare di “dialogo”.
Il dialogo con chi vuole sostituire Cristo con Maometto non è dialogo, è tradimento.
È apostasia.
Noi non vogliamo la “libertà religiosa” per la Sharia.
La Sharia non è una religione, è un sistema politico-giuridico totale incompatibile con il Vangelo e con la Costituzione.
Chiediamo una legge semplice, chiara, cattolica e romana:
Chiusura immediata del Tribunale Sciaraitico di Padova.
Divieto per legge di qualsiasi arbitrato basato sulla Sharia su tutto il territorio nazionale.
Crocifisso obbligatorio in ogni aula, in ogni tribunale, in ogni ufficio pubblico.
Parte integrante della nostra cultura e tradizione.
Perché o l’Italia torna ad essere la figlia primogenita della Chiesa, o diventerà una provincia islamica.
Non c’è più tempo per i distinguo da sacrestia.
O Cristo Re, o Sharia.





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