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ROMA, LA CITTÀ DELLE BOMBE: ESPLOSIONI NEI QUARTIERI, CRESCE L’ALLARME PER LA SICUREZZA

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Riccardo Bianchi

Dall’inizio del 2026 le cronache documentano almeno sedici episodi distinti riconducibili a ordigni ed esplosioni sospette nella Capitale. Colpiti portoni, abitazioni e attività commerciali. Le indagini dovranno chiarire eventuali legami con estorsioni, droga e criminalità organizzata. Ma la ripetizione degli episodi pone già una questione urgente: la sicurezza di chi vive e lavora nei quartieri romani.

L’ultima è proprio di ieri sera: un’esplosione a Centocelle è stata causata da una bomba fuori da un autosalone di via dei Platani, Il boato poco prima delle 23 ha provocato danni all’esercizio commerciale, già colpito a novembre 2025. Roma est è ormai sotto attacco: si tratta dell’ottavo episodio da fine agosto.

Roma sta assistendo a una successione di esplosioni che non può essere liquidata come una serie di fatti di cronaca isolati senza almeno interrogarsi sulla loro frequenza, sulla distribuzione territoriale e sulle possibili connessioni. Da gennaio a ottobre 2026, ordigni rudimentali e bombe carta sono comparsi davanti a condomini, esercizi commerciali e abitazioni, provocando danni, paura e, in alcuni casi, conseguenze dirette per i residenti.

La ricostruzione delle notizie pubblicate consente di individuare almeno quindici episodi distinti nei primi nove mesi e nei primi giorni di ottobre. Si tratta di una stima giornalistica preliminare, non di un bilancio ufficiale della Questura, e non tutti gli episodi sono stati definitivamente qualificati come attentati di matrice criminale. È una distinzione necessaria, che tuttavia non riduce la gravità di ciò che è stato documentato.

Particolarmente significativo è quanto accaduto all’inizio di ottobre. Nel giro di pochi giorni si sono registrate esplosioni tra Borghesiana, Alessandrino, Don Bosco e San Basilio. Sono luoghi differenti, con caratteristiche sociali e urbanistiche diverse, ma accomunati dalla presenza di abitazioni e attività quotidiane, dove un’esplosione può mettere in pericolo anche persone completamente estranee al possibile bersaglio.

Un ordigno collocato davanti a un portone non rappresenta soltanto un danneggiamento. Può investire chi sta entrando o uscendo, colpire un passante, provocare un incendio o coinvolgere famiglie che abitano nello stabile. Anche quando non ci sono vittime, il rischio per l’incolumità pubblica resta concreto.

Non si tratta, peraltro, di un fenomeno confinato a un solo quartiere. Le cronache degli ultimi mesi hanno segnalato esplosioni tra Alessandrino, Don Bosco, Borghesiana, Torre Maura, Casetta Mattei, Tor Bella Monaca e Ostia. Il Corriere della Sera ha contato dieci ordigni esplosi in circa tre mesi, mentre Il Foglio, nell’edizione dell’8 ottobre, riferisce di una decina di esplosioni negli ultimi quaranta giorni nel quadrante orientale della Capitale. I due conteggi utilizzano perimetri differenti e non devono essere sommati.

La vicenda di San Basilio, nella notte tra il 5 e il 6 ottobre, rende evidente la dimensione del pericolo. Un ordigno è esploso nel cortile di un condominio in via Filottrano, danneggiando l’ingresso e costringendo una cinquantina di residenti a precipitarsi in strada. Fortunatamente non risultano feriti, ma è difficile immaginare che una famiglia possa considerare normale essere svegliata nel cuore della notte da una deflagrazione davanti alla propria abitazione.

Le indagini stanno cercando di stabilire se dietro alcune esplosioni vi siano intimidazioni, contrasti nel traffico di stupefacenti, estorsioni o tentativi di ridefinire gli equilibri criminali dopo recenti operazioni delle forze dell’ordine. Repubblica ha approfondito i possibili collegamenti con gli ambienti della criminalità organizzata attiva nella periferia sud-orientale. Sono piste investigative importanti, ma occorre distinguere le ricostruzioni giornalistiche dalle responsabilità effettivamente accertate.

C’è un aspetto che rende questi fatti particolarmente inquietanti. Se anche gli ordigni fossero destinati a persone specifiche, il luogo scelto per farli esplodere rimarrebbe uno spazio condiviso con cittadini estranei a qualsiasi conflitto. La violenza indirizzata contro un possibile bersaglio finisce così per coinvolgere un intero condominio, una strada commerciale o un quartiere. E quando episodi simili si ripetono, il rischio è che i residenti comincino a percepire la minaccia come una presenza abituale.

Il sindaco Roberto Gualtieri ha dichiarato di aver parlato con il prefetto Lamberto Giannini e ha ricondotto il quadro, sulla base delle informazioni disponibili, a un possibile contesto criminale. Ha inoltre espresso fiducia nel lavoro della Procura e delle forze di polizia. È una risposta istituzionale importante, ma la frequenza delle esplosioni rende necessario comprendere quali strumenti di prevenzione possano affiancare le indagini e come proteggere concretamente le persone che abitano nelle zone colpite.

Non si può sostenere, sulla base di questi soli episodi, che tutta Roma sia diventata più violenta o che esista una regia unica dietro ogni ordigno. Sarebbe altrettanto sbagliato, però, sottovalutare una sequenza di attentati che interessa edifici abitati e attività commerciali. Il fatto che finora, nei casi più recenti, non si siano registrate vittime non rende accettabile il rischio corso da decine di persone.

La risposta dovrà quindi essere verificabile. Servono un bilancio ufficiale degli episodi, una ricostruzione degli eventuali collegamenti criminali, risultati investigativi e un’informazione puntuale ai residenti sulle misure di sicurezza adottate. Anche la distinzione tra bombe carta, ordigni ad alto potenziale e altri episodi esplosivi è indispensabile per comprendere la reale dimensione del fenomeno.

Roma non può permettersi che la paura di un’esplosione davanti a casa diventi parte della quotidianità di alcuni quartieri. Non perché ogni deflagrazione annunci necessariamente una nuova stagione di criminalità organizzata, ma perché la sicurezza di una città si misura anche dalla possibilità, per una famiglia, di dormire senza temere che qualcuno faccia esplodere un ordigno sotto le proprie finestre.

Ed è proprio questo il punto più preoccupante della vicenda: mentre le indagini cercano di individuare responsabili e moventi, ci sono già cittadini che hanno dovuto abbandonare nel cuore della notte le proprie abitazioni per mettersi al sicuro.

È una realtà che richiede risposte concrete, trasparenti e tempestive.


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  1. Cosa dire.. Un’analisi dettagliata a tal punto che qualsiasi aggiunta sarebbe sbagliata. Condivido in pieno tutto ciò che è stato…

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